Venerdì 23 gennaio alle ore 18 presso il Teatro Comunale di Castelnuovo Berardenga è andato in scena lo spettacolo “Tutti in scena – c’era una volta uno spettacolo favoloso”. Sul palco hanno recitato insieme operatori della cooperativa sociale Medihospes e ospiti del centro diurno e residenza per disabili Santa Petronilla a Siena che accoglie 20 persone con disabilità stabilizzata, prevalentemente in situazione di gravità, e altre 20 con disabilità psico-fisica o plurima.
Quattro le fiabe rappresentate: Biancaneve, Pinocchio, I tre porcellini e Cappuccetto rosso. Fiabe che i protagonisti del progetto hanno rivisitato insieme all’equipe educativa secondo le proprie sensibilità e idee. Così il copione ha preso forma giorno dopo giorno attraverso un “gioco delle parti”: gli ospiti del Santa Petronilla, di titolarità della Società della Salute Senese, hanno immaginato di vestire i panni di Geppetto, Pinocchio, dello specchio di Biancaneve… Ognuno di loro ha messo in piedi il proprio personaggio a sua immagine e somiglianza. Tutti hanno quindi giocato un ruolo da protagonista nella messa in scena: dalla scenografia ai costumi, alle luci alle musiche, tutto è stato realizzato dagli ospiti attraverso laboratori organizzati dalla Medihospes.
“Il teatro è uno strumento potente d’inclusione sociale ed espressione personale”, racconta Francesco Liquido, coordinatore del centro Santa Petronilla per la cooperativa sociale. “È di inclusione sociale perché questa forma d’arte permette di creeare dei punti d’incontro tra disabili e non, valorizzando quindi la diversità come fonte di ricchezza. Ed è notoriamente un’espressione personale perché permette a tutti di esprimersi tirando fuori ciò che hanno dentro, trasformando tutto quello che nella quotidianità può essere un ostacolo in una potente capacità espressiva”.
Il progetto “Tutti in scena – c’era una volta uno spettacolo favoloso” diviene per loro ossigeno, è un modo per affermare il proprio io, per sentirsi protagonisti, per rafforzare la propria esistenza e costruire la fiducia in sé stessi. Ma è un modo anche per dare voce a chi voce non ne ha, perché nel teatro non esiste solo la parola, ma anche la comunicazione non verbale trova il suo spazio occupando un ruolo da protagonista.
“I nostri ospiti – aggiunge Maria Virdò, educatrice professionale della Medihospes e autrice dello spettacolo – attraverso il teatro scoprono loro stessi, esplorano lati del proprio carattere, superano ogni giorno dei propri limiti linguistici o corporali, condividono stati d’animo e sentimenti, si scoprono autoironici, si aiutano tra di loro, stanno imparando a riconoscere e rispettare gli spazi altrui”.
Per gli operatori della cooperativa sociale questo progetto ha significato condividere obiettivi comuni e sentirsi parte di un gruppo al di fuori del lavoro quotidiano in struttura; ha aumentato la coesione, la capacità di lavorare in equipe attraverso il gioco e la risata. “Siamo diventati una compagnia teatrale, operatori e utenti amalgamati insieme per dare vita a uno spettacolo che ha preso forma nel tempo fino ad arrivare al risultato finale che ci vede soddisfatti e felici”, sottolinea Virdò. “La rappresentazione teatrale, ma soprattutto la sua ‘costruzione’ ci ha portato attraverso una vera e propria educazione alle emozioni, ad acquisire la consapevolezza che se si lavora dentro un gruppo coeso, tutto diventa allora possibile”.


